Un inquilino riceve un avviso di sfratto, una persona esce da un ricovero ospedaliero senza soluzione abitativa, un genitore single non riesce più a nutrire i propri figli. In queste situazioni, abbiamo bisogno di un assistente sociale rapidamente, non tra tre settimane. Il problema è che l’interlocutore da contattare dipende dalla natura dell’urgenza, e sbagliare porta fa perdere tempo prezioso.
Numeri di emergenza sociale: quale chiamare a seconda della situazione
Il riflesso più comune è comporre il 115, il numero nazionale di emergenza sociale. Questo numero, gratuito e accessibile tutti i giorni, è gestito dal SIAO provinciale (Servizio integrato di accoglienza e orientamento). Si occupa prioritariamente delle richieste di messa in sicurezza per la notte: senza fissa dimora, violenze domestiche che richiedono un alloggio immediato, rottura brusca dell’abitazione.
Se il 115 non propone un posto, cosa che accade regolarmente nei dipartimenti sotto pressione, annotare la data e la risposta ottenuta ad ogni chiamata costituisce un riflesso utile. Questo storico può servire come prova nell’ambito di un ricorso ai sensi del diritto all’alloggio opponibile (DAHO).
Per le situazioni che non rientrano strettamente nell’alloggio di emergenza, si può consultare un guida pratica su E-woman che dettaglia i contatti adatti a ogni tipo di difficoltà, che sia finanziaria, familiare o amministrativa.
Altri due numeri meritano di essere conosciuti:
- Il 3114 (numero nazionale di prevenzione del suicidio) orienta verso un supporto psicologico immediato e può attivare un intervento sociale se la situazione lo giustifica.
- Il 119 (Allô Enfance en danger) riguarda le situazioni di maltrattamento o pericolo che coinvolgono un minorenne e mette in contatto con i servizi provinciali di protezione dell’infanzia.
- Il 3919 (Violences Femmes Info) ascolta, informa e orienta le vittime di violenze domestiche verso strutture di accoglienza e supporto sociale.

CCAS, consiglio provinciale, ospedale: a quale porta bussare in emergenza
L’emergenza sociale e il supporto duraturo non passano dallo stesso interlocutore. Confondere i due rallenta l’assistenza.
Il CCAS del comune per un primo contatto rapido
Il Centro comunale di azione sociale rimane il punto di ingresso più accessibile geograficamente. Ci si reca senza appuntamento nella maggior parte dei comuni. L’assistente sociale del CCAS valuta la situazione, orienta verso gli aiuti di emergenza municipali (buoni alimentari, aiuto al pagamento delle bollette) e può trasmettere una segnalazione al SIAO se è necessario un alloggio.
Nei piccoli comuni senza CCAS, il comune stesso assicura un collegamento con i servizi sociali della provincia.
Il servizio sociale del consiglio provinciale per le situazioni complesse
La maggior parte degli assistenti sociali di settore opera all’interno dei consigli provinciali. Sono loro a gestire i fascicoli di protezione dell’infanzia, di RSA, di perdita di autonomia. Per contattarli, si passa attraverso le Case provinciali delle solidarietà (MDS) o i Centri medico-sociali (CMS), a seconda della terminologia locale.
I tempi di attesa per un primo appuntamento variano sensibilmente da un provincia all’altra, a volte da pochi giorni a diverse settimane. In caso di emergenza accertata, specificare la natura critica della situazione fin dal primo contatto consente spesso di ottenere un appuntamento anticipato.
L’assistente sociale ospedaliera in caso di problemi di salute
Durante un ricovero o una consultazione in un servizio di cura, il servizio sociale dell’ospedale interviene direttamente. Il suo ruolo: preparare la dimissione quando il paziente non ha una soluzione abitativa, attivare i diritti all’Assicurazione Malattia, coordinarsi con i servizi esterni. Si richiede attraverso il personale sanitario o l’accoglienza dell’istituto.
Quando il 115 non risponde: soluzioni alternative da conoscere
Chiamare il 115 senza ottenere un posto non significa che tutte le opzioni siano esaurite. I centri di accoglienza diurni, le soste notturne e le ronde rappresentano dei punti di riferimento concreti. Queste strutture permettono di incontrare un assistente sociale, di effettuare una prima valutazione e, a volte, di attivare un orientamento verso il SIAO attraverso un altro canale.
Le associazioni locali (Croce Rossa, Soccorso cattolico, Emmaus, Ristoranti del cuore a seconda dei territori) dispongono spesso di sportelli sociali. Non sostituiscono un assistente sociale di settore, ma garantiscono una prima rete di sicurezza quando i circuiti istituzionali sono saturi.
Per i dipendenti, esiste un canale spesso poco conosciuto: il servizio sociale in azienda. Le strutture con più di 250 dipendenti dispongono talvolta di un assistente sociale interno o condiviso. Questo professionista può intervenire su problematiche di alloggio, sovraindebitamento o salute, in collegamento con il datore di lavoro ma sotto segreto professionale.

Segreto professionale e condivisione di informazioni tra servizi sociali
Quando si contattano più interlocutori in parallelo (CCAS, ospedale, associazione), torna una domanda: questi professionisti si scambiano informazioni tra loro?
L’articolo L.1110-4 del Codice della salute pubblica regola questa condivisione. Fuori dalla stessa équipe di cura, è richiesto il consenso preventivo della persona per trasmettere informazioni. Le informazioni scambiate devono rimanere strettamente necessarie per la presa in carico.
In pratica, ciò significa che si mantiene il controllo su ciò che circola. Se un assistente sociale ospedaliero desidera trasmettere un fascicolo al CCAS, deve ottenere l’accordo del paziente. Questo quadro protegge, ma implica anche di ripetere la propria storia a ogni nuovo interlocutore quando non si dà tale autorizzazione.
Contattare un’assistente sociale in emergenza si basa meno su un numero unico che su un buon indirizzamento fin dal primo contatto. Il 115 per l’alloggio immediato, il CCAS per un aiuto locale rapido, il consiglio provinciale per un seguito strutturato. Mantenere una traccia scritta di ogni procedura, con date e risposte, rimane il gesto più utile quando la situazione si protrae.



