
Ventisei negozi Galeries Lafayette posti in procedura di salvaguardia, un creditore principale che accetta di cancellare una larga parte del debito e un tribunale commerciale di Bordeaux al centro delle decisioni: la situazione dei punti vendita detenuti da Michel Ohayon supera di gran lunga il semplice inventario di chiusure. Dietro ogni indirizzo interessato ci sono posti di lavoro, centri città e negoziazioni finanziarie complesse in gioco.
Abbandono di crediti e rateizzazione: il meccanismo finanziario che cambia tutto
Prima di esplorare le città colpite, è necessario comprendere cosa sia stato realmente deciso dietro le quinte. Nel febbraio 2024, il gruppo Galeries Lafayette, principale creditore di Hermione Retail (la società di Michel Ohayon), ha accettato di abbandonare il 70% dei suoi crediti. Il saldo rimanente, pari al 30%, sarà rateizzato su dieci anni.
Consigliato : Scopri la classifica dei giornali più letti in Francia nel 2024
Perché questa concessione è determinante? Perché trasforma la natura stessa del dossier. Senza questo accordo, la maggior parte dei negozi sarebbe stata destinata a una liquidazione giudiziaria pura e semplice. La rateizzazione su dieci anni offre un orizzonte di respiro agli operatori, anche se la sostenibilità di ogni punto vendita deve ancora essere dimostrata individualmente.
Questa informazione, spesso assente negli articoli che si limitano a elencare la lista delle chiusure delle Galeries Lafayette, modifica la lettura del piano di salvaguardia. Un debito ristrutturato non è un debito cancellato, ma evita lo scenario del sipario calato da un giorno all’altro.
Consigliato : Scopri le ultime tendenze del web interattivo e creativo nel 2024
Procedura di salvaguardia a Bordeaux: cosa significa concretamente
Il tribunale commerciale di Bordeaux ha convalidato la procedura di salvaguardia dei 26 negozi detenuti da Michel Ohayon. Hai già sentito questo termine senza necessariamente sapere cosa comporti?
La procedura di salvaguardia si rivolge alle aziende in difficoltà finanziaria che non sono ancora in stato di insolvenza. Concretamente, questo produce tre effetti immediati:
- I debiti verso fornitori e banche sono congelati per tutta la durata della procedura, fermando la spirale dei mancati pagamenti.
- Gli stipendi continuano a essere versati in priorità, proteggendo direttamente i dipendenti interessati (più di mille posti di lavoro sono in gioco su tutti i 26 siti).
- Un amministratore giudiziario supervisiona la gestione per proporre un piano di continuazione o, in mancanza, organizzare cessioni ordinate.

Il tribunale ha emesso un deliberato che ha mantenuto aperti quasi tutti i negozi, con un’eccezione notevole: il negozio di Pau è stato chiuso su decisione del tribunale. Per gli altri 25, la salvaguardia ha permesso di guadagnare tempo e negoziare soluzioni sito per sito.
Galeries Lafayette chiuse: le città interessate dalla salvaguardia
Michel Ohayon aveva acquistato ventidue negozi nel 2018, ai quali si sono aggiunti altri punti vendita. I 26 siti posti in procedura di salvaguardia si distribuiscono su tutto il territorio, spesso in città medie dove questi marchi svolgevano un ruolo di ancoraggio commerciale nel centro città.
I negozi interessati si trovano a Agen, Amiens, Angoulême, Bayonne, Beauvais, Belfort, Besançon, Caen, Cannes, e in diverse altre città francesi. Il punto in comune tra queste sedi: si tratta raramente di flagship metropolitani, ma di negozi di dimensioni intermedie, più esposti alla diminuzione della frequentazione dei centri città e alla concorrenza del commercio online.
Bordeaux, sede del tribunale competente, concentra le decisioni giudiziarie, mentre Marsiglia e altre grandi città francesi rimangono al di fuori del perimetro diretto di questa procedura. La direzione del gruppo Galeries Lafayette (da distinguere da Hermione Retail) mantiene i propri negozi, in particolare il vascello ammiraglio di Parigi boulevard Haussmann.
Pau, unica chiusura decisa dal tribunale
Tra i 26 negozi, solo quello di Pau ha subito una chiusura definitiva pronunciata dal tribunale commerciale. I dipendenti di questo sito hanno espresso la loro preoccupazione fin dall’annuncio, e la chiusura ha confermato lo scenario temuto. Per le altre città, la salvaguardia ha funzionato come uno scudo temporaneo, senza garantire la sostenibilità a lungo termine di ogni negozio.
Oltre il 2024: Rosny 2 e Pechino, segnali di una tendenza duratura
La dinamica di ristrutturazione non si ferma ai 26 negozi di Hermione Retail. Due altre chiusure illustrano un movimento più ampio.
Il negozio Galeries Lafayette di Westfield Rosny 2 (Rosny-sous-Bois) chiuderà i battenti il 23 dicembre 2025. Questa decisione si inserisce nella continuità del piano di salvaguardia giudicato a Bordeaux e mostra che gli aggiustamenti superano l’orizzonte 2024.
Su scala internazionale, il flagship di Pechino ha chiuso il 27 maggio 2024, dopo tredici anni di attività. La direzione ha presentato questa chiusura non come un ritiro totale dalla Cina, ma come un riposizionamento di fronte all’evoluzione delle abitudini di consumo cinesi, dove gli acquisti online e la ricerca del miglior rapporto qualità-prezzo prevalgono sul modello del grande magazzino fisico.

Questi due casi rivelano una tendenza: il modello del grande magazzino generalista è sotto pressione ovunque, in Francia come all’estero, nei centri commerciali periurbani come nelle capitali.
Dipendenti e centri città: le conseguenze locali da monitorare
Più di mille posti di lavoro sono direttamente legati ai 26 negozi posti in salvaguardia. La priorità data al pagamento degli stipendi durante la procedura ha limitato l’urgenza sociale, ma l’incertezza rimane forte per i team in servizio.
Per i centri città interessati, la chiusura o il declino di un negozio Galeries Lafayette produce un effetto domino. Questi marchi attirano flusso pedonale verso i negozi vicini. La loro scomparsa accelera la devitalizzazione commerciale, un tema già sensibile in città come Agen, Belfort o Beauvais.
Le autorità locali seguono da vicino le negoziazioni. Alcuni comuni cercano acquirenti o considerano di riconvertire i locali in spazi misti (negozi, servizi pubblici, abitazioni). Nulla è ancora fissato per la maggior parte dei siti.
L’accordo sull’abbandono del 70% dei crediti ha rimandato lo scenario catastrofico, ma la sostenibilità di ogni negozio dipenderà dal traffico in negozio, dai canoni negoziati e dalla capacità di Hermione Retail di stabilizzare il proprio modello economico durante i dieci anni di rateizzazione. Il dossier rimane aperto e ogni città interessata vivrà un esito diverso.